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La “nuova” ciclabile del Tevere. Ora serve uno sforzo in più

Con l’inaugurazione della passerella sul Tevere di Ponte Felcino, ora l’intero percorso di oltre 17 km è interamente su strada chiusa al traffico. Un importante tassello per una infrastruttura dalle grandi potenzialità che richiede però maggiore cura e manutenzione.

Con l’inaugurazione della nuova passerella ciclopedonale sul Tevere a Ponte Felcino si completano gli interventi di riqualificazione del percorso lungo il Tevere nel territorio comunale di Perugia che collega Ponte San Giovanni a Ponte Pattoli per un tragitto di oltre 17 km.

Dati tecnici

Lunghezza: 17,3 Km
Tipo di fondo: 3,3 km di asfalto “ecologico” – 14 km sterrato
Dislivello positivo: 63 metri (direttrice sud-nord) – 41 metri (direttrice nord-sud)
Segni particolari: percorso interamente chiuso al traffico – 2 ponti sul fiume Tevere

Con questa nuova passerella e la variante di Villa Pitignano inaugurata circa un anno fa, l’intero tracciato è ora chiuso al traffico, non c’è più necessità infatti di dover rientrare nelle trafficate strade cittadine come in passato per due tratti di circa 700 metri l’uno.

Sicuramente un importante miglioramento per un percorso che vede aumentare le sue già grandi potenzialità, sia come via di comunicazione per spostarsi in bicicletta tra le frazioni che vi si affacciano, sia come importante richiamo per i cicloturisti.
La sua ricchezza naturalistica in termini di flora e di avifauna, la piacevolezza del percorso lungo il fiume, l’essere totalmente pianeggiante e la sua posizione a due passi da Perugia e non distante da Assisi, peraltro collegata quasi interamente con percorsi adatti alle biciclette, in un territorio, quello umbro, naturalmente vocato al cicloturismo, lo rende in grado di attrarre un consistente numero di visitatori. L’intero tracciato insiste inoltre sulla ciclovia Bicitalia n. 5 “Romea-Tiberina” (facente parte della rete Bicitalia ufficialmente adottata dal Ministero dei Trasporti nel piano generale della mobilità ciclistica) e ricade all’interno del progetto della “Regina Ciclarum” per la realizzazione di una ciclovia del Tevere dalle sorgenti alla foce oltre Roma.

Per essere però al livello dei più gettonati itinerari ciclabili del paese – e ci sarebbero tutte le potenzialità per diventarlo – non è sufficiente rifargli il trucco ogni tot anni attingendo ai bandi europei, ma è necessaria una costante cura e manutenzione, oltre una serie di servizi ad oggi totalmente assenti.

L’impressione generale infatti è che aldilà dei tratti nuovi costruiti, tutta la parte restante della ciclopedonale è lasciata un po’ a se stessa. Assenza totale di segnaletica, tratti malmessi che alle prime piogge diventano pericolose trappole di fango, manutenzione ordinaria carente i principali problemi per i quali si richiede un deciso cambio di passo.

Negli ultimi 12 mesi sono state aperte alla circolazione tre nuove varianti in “asfalto ecologico” un tipo di fondo particolarmente adatto per le ciclabili che pare essere molto promettente sia come durata nel tempo sia per l’ottima tenuta anche in caso di pioggia oltre che la già citata e strategica passerella sul Tevere a Ponte Felcino.

Lavori che in realtà dovevano essere fatti diversi anni fa: i fondi messi a disposizione dalla Regione erano disponibili già dal 2017 e ancora nei meandri del sito istituzionale del Comune si trova traccia nella sezione lavori pubblici di questo cantiere che doveva essere concluso nel 2019. Con la conseguenza che con l’impennata dei prezzi delle materie prime, con i fondi disponibili si è fatto meno di quanto previsto, tanto che la stessa passerella, che doveva essere la prima infrastruttura a essere realizzata, è stata invece l’ultimo tassello essendo dovuti ricorrere ad altri canali di finanziamento in quanto non più sufficiente quanto previsto dal bando per la riqualificazione complessiva.
Stridono dunque certi trionfalismi oggi che viene finalmente tagliato il nastro di inaugurazione. Non si può dimenticare che la ciclabile del Tevere è stata interrotta per quasi tre anni all’altezza dell’ansa degli Ornari e, nonostante i fondi per l’intero restyling fossero già disponibili, si è dovuto ricorrere al finanziamento di sponsor privati per racimolare i 30 mila euro necessari alla sua ricostruzione per sopperire all’inerzia di Comune e Regione.

Abbiamo pedalato per gli oltre 17 km partendo da Ponte San Giovanni fino a Ponte Pattoli. Andiamo nel dettaglio a conoscere il percorso cercando di sviscerarne pregi e difetti.

L’ingresso a Ponte San Giovanni. Qui, oltre al cartello che indica l’inizio della pista ciclabile del Tevere, campeggia anche un misterioso cartello (risalente chissà a quanti anni fa) che illustra un percorso lungo il Tevere nella direzione opposta verso Marsciano che nei fatti non esiste.

Dall’ingresso di Ponte San Giovanni parte un nuovo tratto in variante di 650 metri che consente di bypassare il vecchio percorso che in questo tratto era particolarmente stretto e angusto.

Al termine di questa prima variante cominciano subito i problemi. Nell’unico punto in cui troviamo un cartello ad indicare la direzione da prendere per proseguire lungo la ciclabile, arriva un tratto di raccordo di circa 300 metri assolutamente inospitale. Nonostante che quando sono state scattate queste foto erano almeno 10 giorni che non pioveva, pozze di fango accolgono i ciclisti che vogliono proseguire verso nord oltre a una trappola finale con una stretta rampa che costringe i più a scendere di sella per superare l’ostacolo.

Ripreso il vecchio percorso si prosegue verso il canile comunale. Qui il fondo è stato un po’ sistemato stendendo qualche camion di breccino, ma in caso di pioggia potrebbe presentare qualche criticità.

Si arriva al canile di Collestrada e non si sa dove bisogna andare. La strada inviterebbe a proseguire diritti ma lì si proseguirebbe lungo il vecchio tracciato, invece andando a destra si aggira il canile per arrivare a un nuovo tratto in variante, il più lungo costruito, di ben 1,6 km.

Non c’è però nessun cartello che indica la direzione da prendere, con il risultato che chi non conosce la zona o sbaglia strada o è costretto a chiedere informazioni ai frequentatori locali del percorso.

E una volta aggirato il canile ci si ritrova a un bivio, di nuovo senza alcuna indicazione sulla direzione da prendere. E proprio durante la nostra perlustrazione due ciclisti che volevano andare verso Ponte Felcino hanno proseguito diritti in direzione Collestrada/Assisi. A proposito, poco più avanti stanno realizzando un nuovo tratto di ciclabile parallelo alla ferrovia che consente di raggiungere l’abitato di Collestrada e proseguire verso Assisi. Il tratto dal canile a questa nuova ciclabile (poche centinaia di metri) è molto sconnesso e meriterebbe una migliore manutenzione per dare totale continuità al percorso.

Il cartello della vergogna: divieto di transito posto all’inizio di un nuovo tratto di ciclabile di 1,6 km con la dicitura “percorso interrotto in loc. Ornari a causa chiusura ponte in legno”.

Il ponte è stato costruito e inaugurato a dicembre 2019, 4 anni e mezzo fa. Ma questo cartello, nonostante le numerose segnalazioni fatte, resta imperituro a creare confusione e smarrimento ai ciclisti che vi si imbattono.

Altro aspetto positivo dei lavori fatti nell’ultimo anno è che a fianco del nuovo tratto in variante di ben 1,6 km, è stato completamente restaurato il vecchio tracciato che corre più vicino al fiume.
Qui sarebbe consigliabile una segnaletica che consigli ai ciclisti di percorrere il nuovo tratto in variante e ai passeggiatori di percorrere il vecchio tracciato risistemato, più piacevole e con più ombra così anche da evitare conflitti tra i due tipi di utenza.

A destra il vecchio tracciato restaurato, a sinistra il nuovo tratto ciclabile in variante. Sarebbe utile dare indicazioni che suggeriscano a chi è in bici di proseguire lungo la ciclabile e a chi è a piedi di andare a destra.

Inoltre lungo il vecchio tracciato è presente una fontanella e sarebbe utile indicarlo con apposita segnaletica.

Venendo da Ponte Valleceppi e andando verso sud, un cartello indica una pista ciclopedonale, ma non si capisce se bisogna andare a destra, dove c’è il vecchio percorso risistemato e più gradevole per chi va a piedi, o a sinistra dove inizia il nuovo tratto in asfalto ecologico di 1,6 km

Da qui in poi si percorre il vecchio tracciato, su alcuni punti sistemato, ma che presenta ancora alcuni punti critici con il terreno che dopo parecchi giorni di assenza di pioggia è ancora molle e che con le prime precipitazioni presentano pozze di fango che costringono a virtuosismi per cercare di evitarle e che rappresentano un grosso problema per chi utilizza la bicicletta nei suoi spostamenti quotidiani in abiti borghesi che si sporcano facilmente per gli schizzi di fango.
Lungo questo tratto verso Ponte Valleceppi sono presenti alcune rampe che consentono l’ingresso e l’uscita dalla ciclabile verso alcune zone della frazione. Anche in questo caso nessuna indicazione su dove portino queste traverse, quando magari sarebbe utile indicare anche i poli di attrazione (scuole, poste, cva, ecc.) interessati dalle deviazioni presenti.

Passato Ponte Valleceppi si prosegue sempre sullo storico tracciato fino ad arrivare alla pineta di Ponte Felcino da tempo chiusa per gli alberi pericolanti e bypassata girandogli intorno lungo un breve tratto sterrato aperto al traffico ma scarsamente frequentato.
Aggirata la pineta ci troviamo nuovamente in una situazione in cui è facile perdersi. La strada invoglierebbe a imboccare una ciclopedonale nuova pitturata di rosso che però è l’inutile ciclopedonale di via Val di Rocco che termina nel nulla, mentre per proseguire nel percorso lungo il Tevere bisogna prendere il sentiero seminascosto sulla sinistra e, di nuovo, senza alcuna indicazione sulla corretta direzione da prendere.

In assenza di indicazioni di sorta, verrebbe naturale imboccare la ciclopedonale rossa. Ma poi uno si ritroverebbe in mezzo al nulla in un’area di campagna tra l’abitato di Ponte Felcino e la sua zona industriale.

Per proseguire lungo la ciclabile del Tevere bisogna invece imboccare il sentiero sulla sinistra.

Dopo la pineta, c’è circa 1 km dello storico percorso, quello messo peggio dell’intero tracciato, in parte sconnesso in parte con zone soggette a fango, dove non si è intervenuti in alcuna maniera. Non sarebbe stato meglio sistemare questo tratto anziché spendere mezzo milione di euro per la limitrofa ciclopedonale di via Val di Rocco che non serve a nulla?

Arrivati in prossimità del ponte stradale sul Tevere, finalmente non si torna più in mezzo al traffico ma si imbocca un nuovo tratto in variante di circa 500 metri al termine del quale c’è il fiore all’occhiello di tutta questa serie d interventi: la nuova passerella sul Tevere, comoda e piuttosto larga, già presa d’assalto da ciclisti e camminatori il giorno dopo la sua inaugurazione. Una passerella che raccorda il percorso del Tevere con il bosco didattico di Ponte Felcino, dove prima ci si reimmetteva per continuare la ciclabile in direzione Ponte Pattoli.

Un misterioso cartello di STOP al termine del nuovo tratto di ciclabile in uscita dalla passerella sul Tevere.
Non ci sono incroci, il sentiero prosegue curvando verso destra. Lo stop a che serve?

Quasi al termine del bosco didattico, per proseguire la ciclabile del Tevere bisogna imboccare sulla destra uno stretto ponticello infestato dalla vegetazione, mentre la strada prosegue naturalmente verso il molino e quindi si reimmette sulla strada principale. Ma di segnaletica che indica la giusta direzione, di nuovo, nemmeno l’ombra.

Per proseguire la ciclabile in direzione Ponte Pattoli bisogna girare a destra e imboccare quello stretto ponticello. Ma chi non conosce la zona come fa a saperlo?

Nel tratto successivo c’è questa pericolosa e stretta chicane dove si arriva in discesa e dove il torrente è protetto da una ringhiera ammaccata e che appoggiandoci una mano balla in maniera preoccupante. Sicuramente un punto da migliorare anche perché non c’è alcun preavviso di pericolo.

Anche arrivati dietro il campo sportivo di Ponte Felcino c’è un bivio privo di indicazioni. Che bisogna andare a destra per proseguire la ciclabile del Tevere è privilegio solo per chi conosce la zona.

Arrivati a Villa Pitignano, mentre fino a un anno fa bisognava tornare sulla strada principale per circa 700 metri, ora grazie a una nuova variante di circa 350 metri c’è perfetta continuità della pista ciclopedonale. Ma, non ci stancheremo di sottolinearlo, di nuovo manca qualsiasi indicazione e se non si conosce questa importante novità si è portati a proseguire naturalmente lungo il vecchio percorso e tornare sulla strada principale.

Arrivati a Villa Pitignano bisognerebbe andare a destra per imboccare il nuovo tratto in variante che permette di non tornare sulla strada principale. Ma viene naturale e spontaneo proseguire diritti e finire nella strada principale.

Anche affacciandosi a destra non c’è percezione che poco più avanti c’è un tratto di ciclabile poiché l’imbocco non è visibile dall’incrocio.

Terminata questa nuova variante la parte rimanente del tracciato resta quella di sempre. Non è stato fatto nessun intervento anche se in realtà è un tratto che tutto sommato si presenta in condizioni buone ed è percorribile senza problemi, se non fosse che ci sono altri due punti in cui la totale assenza di indicazioni può portare a perdersi facilmente.

Dopo Villa Pitignano, per proseguire verso Ponte Pattoli bisogna svoltare a gomito a destra e imboccare il ponte in pietra sul Tevere. La strada che prosegue naturalmente dritta (finendo però nella strada provinciale) e il ponte che non sembra così invitante per le bici, è un ulteriore punto in cui si potrebbe prendere la direzione sbagliata.

Il ponte in pietra rappresenta l’unico ostacolo in cui si è praticamente costretti a scendere di sella per superare le ripide rampe di salita e discesa, un ostacolo tutto sommato sopportabile che magari potrebbe rappresentare un piccolo problema per i cicloturisti che viaggiano con un buon carico di borse.

Anche appena scavalcato il ponte in pietra, percorse poche decine di metri, la strada prosegue curvando verso destra ma si allontana dal fiume. Per proseguire lungo la ciclabile ed arrivare a Ponte Pattoli bisogna andare diritti superando la sbarra attraverso un piccolo pertugio sulla destra. Scontato dire che anche in questo caso non c’è nessun cartello ad indicare la direzione corretta.

Si arriva al termine dei 17,3 km di percorso a Ponte Pattoli, sotto il ponte stradale sul fiume Tevere. Da lì si potrebbe proseguire sempre costeggiando il fiume verso nord fino a Umbertide, Città di Castello e anche oltre, lungo strade secondarie scarsamente trafficate e altri tratti di ciclabile.
Però anche qui i ciclisti sono lasciati al loro destino senza sapere quale direzione debbano prendere qualora volessero proseguire il loro viaggio risalendo il corso del Tevere.

Al termine del percorso, nessuna indicazione e nessun cartello informativo sulla possibilità di proseguire lungo il corso del Tevere attraverso un piacevole itinerario frutto di un mix di strade secondarie e altri tratti di ciclabile.

In conclusione possiamo dire che la ciclabile del Tevere nel territorio comunale di Perugia potrebbe essere una importante infrastruttura per rispondere bene alle esigenze di tutte le tipologie di chi si mette in sella in bicicletta: per un uso ludico, per chi vuole spostarsi tra le frazioni toccate dal percorso e per i cicloturisti in visita nella nostra regione.
Ma per fare il salto di qualità affinché diventi tale, necessità di una maggiore cura nei dettagli e di una costante manutenzione nel tempo per evitare che diventi di problematica percorribilità (il già citato ponte di legno demolito all’ansa degli ornari ha causato una interruzione del percorso per quasi tre anni) e che non ci sia bisogno tra qualche lustro di dover ricorrere a un nuovo bando per la sua riqualificazione.
Per cominciare basterebbe copiare dai vicini di casa e vedere ad esempio come il comune di Città di Castello ha arricchito con adeguata segnaletica e servizi il tratto di ciclabile lungo il Tevere che attraversa il suo territorio.

Una postilla finale per il citato tratto di nuova ciclabile che diramandosi dal canile, va a collegare l’abitato di Collestrada per poi proseguire lungo la “via di Francesco” in direzione Assisi. La costruenda ciclabile, oramai ai dettagli finali, rischia di essere subito dismessa perché proprio lungo quel tracciato dovrebbero trovare sistemazione, secondo il progetto tuttora vigente, i piloni delle rampe del cosiddetto “nodino”. E proprio il Comune è stato costretto a segnalare ad Anas l’assurda situazione raccogliendo le segnalazioni che come FIAB Perugia Pedala abbiamo prontamente trasmesso agli enti preposti.

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