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Ex ferrovia Umbertide-Fossato: una ciclovia a metà

Doveva essere pronta entro fine 2021. Poi i ritardi dovuti al rialzo del prezzo dei materiali post-covid e l’annunciata inaugurazione per l’autunno 2023.
Aperta al transito, ma non ancora ultimata, abbiamo testato la ciclovia sulla ex ferrovia Umbertide-Gubbio-Fossato.

Chi pensa di poter percorrere su pista riservata o su strade a scarso traffico, i 52 km che congiungono Umbertide a Gubbio prima e Fossato di Vico poi lungo la nuova ciclovia in fase di completamento, dovrà rivedere le sue ambizioni.
Dopo i primi 2 km dalla partenza posta alla stazione ferroviaria di Umbertide, sulla già preesistente ciclopedonale del Tevere, dei 50 km del nuovo itinerario solamente 7 sono su pista riservata. Gli altri 43 sono tutti su strade aperte al traffico: la metà sono su strade secondarie o di campagna ma un altro 50% insiste su strade a traffico elevato, non certo l’ideale per l’attività cicloturistica.

Soprattutto ci sono 2 tratti per complessivi 6,2 km che devono essere percorsi sulla S.S. 219 “Pian d’Assino”, una strada stretta, priva di banchine, molto trafficata (anche da mezzi pesanti) e dove nonostante i limiti (nel primo tratto a 50 e nel secondo a 30 per la presenza di un cantiere fisso), la velocità dei mezzi che la percorrono è molto elevata (durante il nostro test le velocità più frequenti erano di 70-90 km/h con punte a 110 km/h).
Inoltre, gli attraversamenti interni di Gubbio e Fossato di Vico non presentano un metro di infrastruttura ciclabile utile (pista riservata, corsia ciclabile, senso unico eccetto bici, strada ciclabile, ecc.).
Questo è un grosso limite perché di fatto rende questo nuovo itinerario cicloturistico inappetibile per famiglie con bambini al seguito e scarsamente attraente per comitive cicloturistiche.

Dati tecnici

Lunghezza: 52,4 km
su pista riservata: 8,9 km (di cui 2 km condivisi con la ciclabile del Tevere e già esistenti)
su strade secondarie o di campagna: 21,9 km
su strade ad elevato traffico: 21,6 km (di cui 6,2 km sulla S.S. 219 e 2,7 all’interno di Gubbio)
Dislivello: 499m direzione Umbertide-Fossato / 280m direzione Fossato-Umbertide
8 ponti sul torrente Assino e 2 gallerie
Per scaricare il file .gpx del tracciato fai click qui


Vediamo più nel dettaglio cosa ci riserva la ciclovia Umbertide-Gubbio-Fossato.
Cominciamo con il dire che l’intero percorso è ben segnalato. Perdersi è praticamente impossibile: tutti gli incroci sono dotati di cartelli di segnalazione sulla direzione da prendere, negli snodi più importanti sono riportati anche i km mancanti alla destinazione. Per chi conosce l’itinerario da Perugia al Lago Trasimeno è la stesso tipo di segnaletica.

Il percorso è generalmente pianeggiante, c’è una unica asperità da segnalare e solamente nella direzione verso Fossato, uno strappo breve ma duro per arrivare in località Colbassano: 900 metri con pendenza media al 7,3% e punte al 12%.

A parte i tratti di pista ciclopedonale (fondo battuto), la parte restante è tutta su asfalto tranne qualche breve tratto di sterrato.

Abbiamo testo il percorso nella direzione da Umbertide a Gubbio.
Alla stazione di Montecorona, 2 km a sud di Umbertide, si abbandona la ciclabile del Tevere per imboccare la nuova ciclovia.
I primi 2,5 km sono su strade secondarie che attraversano la zona industriale e artigianale di Umbertide, vi è poi un tratto sterrato di 1,2 km che conduce all’inizio del primo tratto di pista riservata lungo appena 1,6 km e caratterizzato dalla presenza di 2 ponti.

Al momento i ponti, presentano dei fastidiosi scalini alle due estremità che costringono per chi non ha una mountain bike di scendere spesso di bici per superarli. Non sappiamo se sia una situazione provvisoria dal momento che i lavori devono ancora terminare.

Questo primo tratto di ciclabile termina in corrispondenza dell’incrocio tra la strada proveniente da Civitella Ranieri e la Strada Statale n. 219 Pian d’Assino che va percorsa per 3 km.

Un particolare del primo tratto di 3 km della S.S. 219 che si è costretti a percorrere.
E’ caratterizzato dal limite di velocità di 50 km/h che non viene rispettato da nessuno (si arriva spesso a 80-90 con punte oltre i 100), la sede stradale è stretta e priva di banchine e il numero di mezzi, anche pesanti, è elevato. Non esiste alcun tipo di cartello che segnala la possibile presenza di ciclisti sulla carreggiata.

Giunti a Camporeggiano, si imbocca il secondo tratto di pista ciclabile riservata, indubbiamente il tratto più bello dell’intero percorso. Sono 5,5 km (interrotti da 200 metri di strada sterrata promiscua per consentire l’accesso ad alcune proprietà) che si snodano sinuosamente a cavallo del torrente Assino. Ben 6 ponti e 2 gallerie accompagnano il ciclista in questa zona recuperata alla fruizione del turismo lento.

Una vecchia stazione ristrutturata lungo il tratto di pista ciclabile

In questo tratto, dopo circa 1,5 km abbiamo trovato anche una brutta sorpresa, purtroppo frequente quando si percorrono ciclovie: una interruzione non segnalata in corrispondenza di una galleria dove devono essere ancora completati i lavori. Impossibile aggirarla, siamo stati costretti a fare dietro front, riprendere la S.S. 219 e riprendere la ciclabile dall’estremità opposta della galleria.
A volte basta poco per evitare questi disservizi, sarebbe sufficiente mettere all’inizio del tratto di ciclabile un cartello che avvisa dell’interruzione, onde evitare di percorrere chilometri inutilmente.
Forse va pure peggio per chi proviene da Gubbio direzione Umbertide, dal momento che non solo non è indicata alcuna interruzione (si è costretti quindi a percorrere a ritroso circa 4 km), ma il cantiere non è recintato con piena possibilità di accesso alla galleria nonostante la presenza di impalcatura e materiale di cantiere.

Una parte di questo secondo tratto di pista riservata presenta al momento un fondo molto sconnesso con molti piccoli sassi. Crediamo e auspichiamo che debba ancora essere completato compattandolo come la parte restante.
Gli ultimi 2-300 metri, prima di reimmettersi nella S.S. 219, sono al momento chiusi al transito nonostante i lavori siano terminati. Una catena con un cartello di divieto di transito – proprietà privata costringe a scendere di sella e superare l’ostacolo a piedi dal momento che non ci sono strade alternative.

Qui termina l’opera dell’uomo. Da questo punto in poi, per i restanti 36 km di itinerario, non esiste alcuna infrastruttura ciclabile, solamente i cartelli che indicano la direzione da prendere per raggiungere prima Gubbio poi Fossato di Vico, possibilmente evitando strade trafficate.

Ci si reimmette sulla S.S. 219 per un ulteriore tratto di 3,2 km con le stesse problematiche già analizzate per l’altro tratto. Qui c’è un cantiere fisso perché sono in corso i lavori per realizzare un nuovo tratto in variante che si congiungerà a quello già esistente tra Mocaiana e Branca. Una volta terminati i lavori, questi 3,2 km saranno declassati a strada secondaria con molto meno traffico, ma ci vorranno parecchi anni per il completamento.

Questo secondo tratto è caratterizzato dal limite di 30 km/h e linea di mezzeria continua per la presenza di un cantiere fisso per la costruzione della variante.
Limite di velocità anche in questo caso non rispettato così come i sorpassi avvengono come se nulla fosse

Arrivati a Mocaiana, la S.S. 219 inizia il suo tratto in variante e la ciclovia continua sul tracciato della vecchia strada statale attraversando i paesi di Mocaiana, Casamorcia e Raggio dove abbandona la strada principale per imboccare un dedalo di strade secondarie e di campagna, sempre ben segnalate, lungo la piana di Gubbio prima di arrivare ai piedi della città dei ceri.
L’attraversamento di Gubbio purtroppo non presenta alcuna facilitazione per i ciclisti e bisogna districarsi nel traffico cittadino. Lungo il percorso che accarezza la città a sud sono presenti tre incroci che indicano la direzione per andare verso il centro storico.

La città di Gubbio con la basilica di Sant’Ubaldo sullo sfondo in alto

Sempre tramite piacevoli strade secondarie si attraversa la zona di Zappacenere a sud-est di Gubbio fino ad arrivare a Padule dove si è costretti a imboccare di nuovo la ex strada statale 219.
In questo tratto ci sono appena 200 metri di strada sterrata lasciata però a se stessa. Nonostante le scarse piogge degli ultimi giorni, occorre superare un ostacolo di fango piuttosto insidioso. A dimostrazione che non si è fatto nulla, a parte mettere i cartelli, per rendere il percorso più comodamente fruibile.

Un’ampia e profonda pozzanghera circondata dal fango “accoglie” i ciclisti tra Gubbio e Padule

A Padule assistiamo ad un altro piccolo paradosso. La ciclovia prevede l’attraversamento di via della Ferrovia dove sono presenti anche due scuole, quella dell’infanzia e la primaria. Questo tratto di strada è a senso unico: nessun problema per chi proviene da Gubbio, ma chi viene da Fossato, seguendo le indicazioni, si ritrova all’improvviso davanti ad un divieto di accesso senza sapere come poterlo aggirare.
Un altro piccolo segnale della scarsa attenzione riservata ai ciclisti, un po’ abbandonati a loro stessi. In questo caso i cartelli per chi viene da Fossato dovrebbero far abbandonare la ex strada statale qualche centinaio di metri più avanti per far riprendere il percorso oltre il tratto a senso unico.
Ancora meglio sarebbe trasformare quel tratto di strada in “senso unico eccetto bici”, una delle novità da poco introdotte nel Codice della Strada. Ci faremo carico come FIAB Perugia Pedala di segnalare il problema e la possibile soluzione al Comune di Gubbio.

Per chi proviene da Fossato ed è diretto a Gubbio, i cartelli portano qui, davanti a questo divieto di accesso…

Dopo aver attraversato le località di Padule, Torre Calzolari, Spada e Branca, si abbandona finalmente la ex strada statale 219 per imboccare una strada secondaria che ci porta ad attraversare le località di Corraduccio e Colbassano con un piacevole panorama sullo sfondo dominato dal monte Cucco e dalle altre vette appenniniche.
Qui si incontra un tratto di sterrato (ben manutenuto) e, per chi viene da Gubbio ed è diretto a Fossato, l’unica asperità un po’ impegnativa: per arrivare a Colbassano occorre infatti superare un duro strappo che comunque è lungo appena 900 metri.

Siamo praticamente giunti alla fine del nostro viaggio. Ancora un punto fastidioso in corrispondenza di uno stop dove occorre attraversare la trafficata S.S. “Flaminia” per entrare nell’abitato di Fossato di Vico e raggiungere il piazzale della stazione dove termina la ciclovia.
Non prima però di aver trovato un’altra interruzione, anch’essa non segnalata all’inizio della strada costringendo a percorrere centinaia di metri inutilmente e senza indicazione di percorsi alternativi.

Poco prima di arrivare a destinazione, o poco dopo la partenza per chi viaggia in direzione Gubbio/Umbertide, ci si imbatte in questa interruzione senza sapere dove andare per riprendere la via

Quali conclusioni trarre al termine di questa pedalata lungo la ciclovia Umbertide – Gubbio – Fossato lungo la ex ferrovia dell’appennino centrale?

Sinceramente siamo rimasti un po’ delusi rispetto alle aspettative annunciate dai roboanti comunicati stampa di Regione Umbria e Comune di Gubbio che lasciavano intendere di poter disporre di una ciclovia degna di questo nome per tutti i 52 km di un percorso che potrebbe diventare strategico dal momento che interseca da un lato la ciclovia Bicitalia n. 8 “degli appennini” a Fossato di Vico (raggiungibile tra l’altro in treno) e dall’altro lato la ciclovia del Tevere a Umbertide da dove si possono raggiungere (oltre a Città di Castello e Sansepolcro a nord), tramite altri itinerari ciclabili, le città di Perugia, Assisi, Foligno, Spoleto, Cascia e Norcia lungo un asse che attraversa buona parte della nostra regione.

La parte da Fossato a Gubbio non aggiunge nulla rispetto a quanto già presente se non la completa segnaletica.
La parte tra Gubbio e Umbertide è sicuramente la più bella e attrattiva ma presenta il grave limite di dover percorrere due tratti di lunghezza significativa della S.S. 219, molto pericolosa per il transito in bicicletta e che potrebbe scoraggiare i più a voler percorrere la ciclovia.
Ed è un vero peccato perché i tratti di ciclabile realizzati, oltre ad aver comportato un investimento importante, hanno saputo valorizzare una parte di territorio assolutamente di valore e che meriterebbe migliore sorte.

La palazzina del vecchio capolinea della ferrovia dell’appennino centrale a Fossato di Vico nel piazzale dove è presente anche la stazione FS

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  1. L’ho percorsa qualche settimana fa da Umbertide a Gubbio. Per aggirare il cantiere della galleria ed evitare di tornare indietro 4km ho preferito guadare l’Assino. Condivido tutte le osservazioni.

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