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Il servizio Bike Sharing a Perugia

Abbiamo provato il rinnovato servizio di bike sharing del Comune di Perugia, realizzato da Weelo; proviamo a elencare pregi e difetti, pensando soprattutto a come renderlo effettivamente attraente e appetibile per i perugini e per i turisti.

1)     Partiamo dall’accesso al servizio: l’introduzione dell’app rende sicuramente più facile l’accesso al servizio, ma la stessa non è semplicissima; una volta registrati, ad esempio, bisogna inserire i propri dati anagrafici, ma non ti ci invia direttamente il percorso dell’app. Consideriamo inoltre molto limitativo la possibilità di pagamento solo con carta di credito, considerate le molte alternative presenti, anche più immediate soprattutto per alcune categorie, tipo i giovani: paypal, satispay, ecc. L’app ha inoltre altri limiti funzionali, anche se non così impattanti sul servizio: ad esempio, quando si termina la corsa, non mostra la stazione di arrivo, ma rimane su quella di partenza. Insomma, bene l’app ma potrebbe essere resa più funzionale.

2)    Le tariffe sono assolutamente buone: 5€ uso giornaliero con max 4 ore di utilizzo, 9€ due giorni, 30 € abbonamento annuale, che diventano 15€ con una promozione attiva fino al 31/01/24; con quest’ultima formula, c’è mezzora di utilizzo consecutivo gratuito, ovvero che se si devono fare percorsi che richiedono più tempo, basta riporre la bici ad una stazione e riprenderne un’altra. Se si sfora il tempo di utilizzo gratuito, il costo è di 1€ ogni mezzora (o frazioni di tempo).

3)     In virtù dell’ultima considerazione, abbiamo verificato i tempi di percorso su alcuni tragitti, procedendo a velocità tranquilla:

a) da piazzale Bellucci (varrebbe più o meno lo stesso partendo dal centro) alla facoltà di Ingegneria (passando per via Fiorenzo di Lorenzo, Antinori, poi su per via San Galgano e Santa Lucia) abbiamo impiegato 14 min.

b) da Ingegneria a Pian di Massiano (da dove eventualmente si potrebbe
riprendere il Minimetrò): 6 min.

c) da Pian di Massiano a Piazza Matteotti: 15 min

Come si vede, si tratta di tempi piuttosto competitivi che rimangono abbondantemente all’interno del periodo di uso gratuito.

A breve poi dovrebbero essere installate le stazioni di sharing sia a Fontivegge che all’ospedale di Santa Maria della Misericordia, oltre a una ulteriore in centro (Piazza Morlacchi), ovvero punti di attrazione altamente strategici (ci eravamo sorpresi infatti della loro assenza); questo aumenterà le opportunità per chi deve raggiungere questi importanti punti d’interesse (il tempo dalla stazione all’ospedale lo calcoleremo quando saranno installate le stazioni, ma per esperienza possiamo dire che sarà sempre di circa 15 min, e poco maggiore dal centro). Il servizio di bike sharing potrebbe costituire anche un’importante opzione per chi arriva alla Stazione di Fontivegge a tarda sera, quando il Minimetrò è già chiuso e la frequenza dei bus molto rada.

4)    Il limite più grande di questo servizio rimane il fatto che può essere usato solo per andare da stazione a stazione, dove le bici si possono riporre e terminare il noleggio.

Spostarsi da/per la Facoltà di ingegneria o Agraria per chi abita in centro potrebbe risultare per esempio comodo e anche conveniente. Il problema è che dentro ai quartieri (luoghi di origine e destinazione della maggior parte degli spostamenti quotidiani) generalmente non sono previste stazioni dove prendere o lasciare velocemente la bicicletta. In questo modo il servizio perde di efficacia.

E’ ovvio che con questo sistema diventa difficile una copertura capillare di tutto il territorio, anche per una questione economica, ma almeno nei quartieri della città compatta avere delle stazioni diventa fondamentale.

Inoltre un territorio pianeggiante e popoloso come quello di Ponte san Giovanni è totalmente scoperto; un altro punto strategico non considerato è il parcheggio del Bove, dove arrivano i camper dei turisti, che non hanno molte opportunità di arrivare in centro, se non a piedi con percorsi altamente insicuri, oltre che poco segnalati (abbiamo avuto diversi riscontri diretti in questi giorni, e anche quando abbiamo effettuato questi test).

Un’alternativa, già attuata in altre città italiane, è il sistema free floating: la bicicletta non deve esser lasciata solo nelle poche stazioni esistenti ma potenzialmente in tutta la città, con limitazioni che si possono adottare per evitare il parcheggio selvaggio delle biciclette.

5)           Parliamo ora delle bici in dotazione.

a)   PREGI: la spinta del motore pare assolutamente adeguata alla conformazione della città, in particolare del centro e dei quartieri più prossimi; ci sono tre livelli di assistenza che consentono di fare anche le salite più impegnative.

Abbiamo percorso senza difficoltà via Angeloni e via XX Settembre e siamo saliti fino al centro partendo da Pian di Massiano, e abbiamo provato anche la salita di Santa Lucia, fatta abbastanza agevolmente; appena possibile, proveremo anche il percorso centro-Santa Maria della Misericordia, ma possiamo affermare con una certa sicurezza che si potrà fare piuttosto agevolmente. Sulla durata della batteria non possiamo ovviamente esprimerci, ma la lunghezza dei tratti da percorrere è così breve da non dover costituire un problema.

La bici in generale ci pare inoltre facilmente pedalabile, robusta ma non particolarmente pesante, adatta a tutti i tipi di persone.

b)   DIFETTI: il principale ci paiono le luci; noi abbiamo utilizzato le bici dalle 16 alle 18 circa, quindi era necessario accenderle, anche se quella posteriore è comunque bene accenderla anche di giorno, in quanto costituisce un ulteriore elemento di visibilità. Innanzitutto, non è così semplice individuare come si accendono; non dalla pulsantiera, come ci si aspetterebbe, ma MANUALMENTE; vanno infatti a pile! Mentre quella posteriore fa il suo, anche se non sarebbe male avere una luce più potente, che aumenta appunto la visibilità del ciclista, quella anteriore è assolutamente insufficiente, poco più di un cerchietto luminoso che non illumina affatto la strada; poco male dove ci sono strade con sufficiente illuminazione, e comunque in un orario dove ancora un minimo di visibilità c’era, ma un problema non da poco in caso di scarsa illuminazione; servono giusto per far vedere che c’è una bici…forse…appena imboccata via Baglioni, infatti, con il suo fondo in porfido e quindi con maggiori vibrazioni, il fanale anteriore si è piegato in avanti, non offrendo quindi nemmeno più quella funzione di servizio. Anche nella stazione di Santa Lucia abbiamo visto bici col fanale anteriore piegato e quello posteriore assente.

Il fatto che vadano a pile, e non con la batteria della bici, è problematico anche per almeno altre due ragioni:
–  Una generale, e riguarda l’impatto ambientale; avere una bici che va a batteria e i fanali che funzionano a pile ci pare un controsenso non da poco;
–  Una specifica, ovvero che nel momento in cui si ripongono le bici occorre ricordarsi di spegnere anche le luci, ed è facilmente immaginabile che saranno in molti a dimenticarlo (non per incuria, è che non viene naturale).

Un difetto dal punto di vista della potenza è un certo ritardo di risposta del motore quando si comincia a pedalare. Passano un paio di secondi prima che la spinta del motore elettrico faccia sentire il suo effetto e questo potrebbe causare problemi nelle ripartenze in salita.

Un altro limite è la mancanza di un cestino anteriore, comodo per appoggiare zaini, piccoli bagagli, buste della spesa, ecc.

Infine altro piccolo difetto è la presenza di un interruttore sulla batteria. Se questo è spento il motore non si accende e non potrà dare nessun ausilio al ciclista. Potrebbe pertanto succedere che l’utente preleva la bicicletta e non si accende. L’operazione per ovviare è molto semplice, è sufficiente accendere l’interruttore sulla batteria, se solo però uno fosse informato di questo possibile problema…

6)    Sganciare e riagganciare la bici non è complicato ma neanche così diretto; soprattutto nella fase di rimessa, al termine della corsa, bisogna sollevare il mezzo (ripetiamo, non è pesantissimo, ma un minimo di forza comunque la richiede) e fare molta attenzione a riporre il perno COMPLETAMENTE all’interno della sede. Per esperienza (ci è capitato subito), è bene verificare che si interrompa lo scorrimento del tempo sulla app, per non dover subire addebiti; a noi è successo che la bici risultava agganciata, ma il tempo continuava a procedere. Abbiamo inviato subito segnalazione all’assistenza tramite l’app, e la risposta è stata immediata, risolvendo così il problema.

Ps: confermiamo i nostri dubbi sul posizionamento degli stalli in piazza Matteotti…bisogna sollevare la bici per salire sul marciapiede e aspettare l’eventuale passaggio dei pedoni, facendo anche attenzione a non urtarli mentre si aggancia la bici…si poteva (e doveva) fare meglio per individuare dove piazzarli.

CONSIDERAZIONI FINALI

Il servizio di bike sharing finora a Perugia è stato veramente scadente, sia per caratteristiche dei mezzi che per le modalità di accesso, che lo rendevano di fatto inutile; siamo quindi di fronte a un innegabile miglioramento, rispetto ad entrambi gli aspetti.

Ci sono dei limiti (la capillarità su tutti) e il fatto che sia davvero utile a chi percorre determinate tratte, ma noi ci auguriamo e auspichiamo che venga utilizzato da sempre più cittadini; come abbiamo visto, potrebbe rappresentare la soluzione non solo più ecologica, ma anche più economica ed efficiente, ovvero più rapida, per varie tipologie di tratte.

Perché ciò avvenga, è però necessario che non si faccia affidamento solo alla buona volontà dei singoli, ma si agisca su più aspetti, creando percorsi dedicati a chi si muove in bicicletta che siano sicuri, continui e lineari e inseriti all’interno di un valido progetto di rete ciclabile urbana da attuare nel tempo e realizzando interventi diffusi di moderazione del traffico e delle velocità che consentano di avere una città che sia “amica” della bicicletta (e dei pedoni). Pedalare in mezzo al traffico intenso con i veicoli che ti sfrecciano accanto a qualsiasi velocità non è sicuro, nè attrattivo.

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